La luce è una compagna silenziosa delle nostre vite eppure ha la capacità di decidere ciò verso cui indirizzare il nostro sguardo. Può rivelare o sottrarre, avvicinare un corpo o renderlo improvvisamente sfuggente, darci certezze o intimorirci. In questa mostra non accompagna semplicemente le opere: le attraversa, ne modifica le figure, i paesaggi, le superfici e crea legami inattesi tra immagini, spesso solo apparentemente, lontane. Corpi di luce nasce da questa idea per cui la luce non è un semplice mezzo, ma una sostanza attiva che, nella sua apparente assenza o presenza, modella ogni cosa: il corpo, il paesaggio, la memoria. In mostra, essa non illumina soltanto le opere ma le costringe, bonariamente, a dichiarare in che modo ciascuna di esse concepisca la presenza, la fragilità, la rivelazione. Nel contesto della storica sede romana Bvlgari di Via dei Condotti, questo pensiero acquista una densità ulteriore. Qui la luce appartiene da sempre anche alla grammatica del gioiello: una grammatica di rifrazione, intensità, vibrazione, durata. Per questo il dialogo tra le opere della Collezione Giuseppe Iannaccone (Roberto de Pinto, Piero Guccione, Francesco Gennari, Karen Kilimnik, Tyler Mitchell, Caleb Hahne Quintana, Raqib Shaw, Kiki Smith) e la ricerca della giovane fotografa Federica Belli non si sviluppa come un semplice accostamento, ma come una costellazione in cui ogni lavoro misura, a suo modo, il passaggio tra apparizione e permanenza, aggiungendo sempre un modo diverso di pensare ciò che appare e ciò che resta.
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